Notizia del 22 Novembre 2011 - "Agricoltura italiana: lievitano fatturato e competitività nelle aziende condotte dai giovani" PDF  | Stampa |  E-mail

Una volta li chiamavano “figli di papà”. E la definizione non assumeva un’accezione positiva. Oggi, nel settore agricolo italiano, i giovani che subentrano ai genitori alla guida dell’impresa familiare fanno crescere il fatturato, in media, di oltre il 30 per cento. E’ quanto emerge da un’analisi condotta dall’Agia, l’associazione giovani imprenditori della Cia-Confederazione italiana agricoltori, i cui dati principali sono stati anticipati oggi a Bruxelles nel corso della conferenza “I giovani agricoltori per l’Europa del futuro”.

Consolidato il dato complessivo -ha sostenuto l’Agia- che attribuisce più di 9 miliardi di euro, in termini di valore aggiunto, alle oltre 110 mila aziende condotte da “under 40” nel nostro Paese, è interessante scendere nel particolare e verificare l’andamento delle imprese in cui è avvenuto il subentro. Così si scopre che il ricambio generazionale ha portato tangibili miglioramenti sul fronte del fatturato, anche in seguito a scelte coraggiose come la conversione in azienda multifunzionale.

Più in dettaglio -sottolinea l’Agia- il cambiamento ha interessato ben 5 aziende su 10. Inoltre circa il 7 per cento delle imprese condotte dal giovane “di casa” hanno inserito innovazioni di prodotto e di strutture.

Secondo l’Agia, uno dei segmenti di maggiore successo, in termini di fatturato, è rappresentato dall’export di prodotti come il vino e i sott’oli. Soprattutto verso gli Usa e i nuovi mercati asiatici.

Circa l’85 per cento delle aziende “rigenerate” ha migliorato il fatturato rispetto alla precedente gestione, il 12 per cento ha mantenuto le stesse performance e solamente il 3 per cento ha segnato un bilancio in negativo.

Altro discorso -spiega l’Agia- va fatto per quegli “under 40” che hanno scelto di fare agricoltura pur non avendo un’azienda familiare. Si tratta di giovani che stanno portando un “know-how” prezioso in un settore arretrato e restio all’iniziativa imprenditoriale creativa e diversificata. Ma mentre sono pochi quelli che salgono alla guida di un’azienda (meno dell’1 per cento sul totale delle imprese), diversi sono entrati in agricoltura in qualità di agronomi, agrotecnici, biologi e in particolare negli ultimi 5 anni hanno fatto il loro ingresso nel comparto esperti di comunicazione e marketing oltre che specializzati nelle tecniche di commercio telematico.

Questi dati -conclude l’Agia-Cia- evidenziano come l’agricoltura italiana del futuro non possa prescindere dagli “under 40”.